“Benvenuti a casa Morandi” al Teatro Manzoni, la memoria familiare diventa commedia corale
“Benvenuti a casa Morandi”. La recensione.
In scena al Teatro Manzoni fino al 26 aprile 2026
A poco più di un anno dal debutto romano, Benvenuti a casa Morandi torna nella Capitale per la tappa conclusiva di un tour durato due stagioni. In scena al Teatro Manzoni fino al 26 aprile, lo spettacolo conferma la sua tenuta, presentandosi oggi come una macchina teatrale rodata e affinata dalle numerose repliche (da ultimo pure con un riferimento alla canzone di Sal Da Vinci “Per sempre sì”, vincitrice a Sanremo).
Il testo, scritto dai protagonisti Marco e Marianna Morandi insieme a Elisabetta Tulli e al regista Pino Quartullo, si sviluppa attorno a un espediente narrativo lineare: lo svuotamento della casa della storica tata Marta, custode per mezzo secolo di oggetti, giocattoli e memorie della famiglia.
Da questo spunto prende il via una commedia che, pur attingendo alla biografia di un nucleo familiare decisamente esposto mediaticamente, riesce a restituire dinamiche universali attraverso il filtro costante dell’autoironia. Un disincanto tale che, come raccontato con il sorriso dai due fratelli in una recente intervista, alla prima lettura del copione la madre Laura minacciò di denunciarli. “Non l’ha ancora fatto”, hanno poi chiosato divertiti.
La regia di Quartullo gestisce con buon ritmo l’azione sul palco, dove il duo è supportato dal terzo attore Marcello Sindici. Quest’ultimo, nei panni di un traslocatore con un passato da ballerino, introduce una spalla comica e fisica che culmina in una parentesi coreografica dedicata a Raffaella Carrà (Sindici è stato davvero un ballerino della Carrà).
Un elemento distintivo della messinscena è l’impiego strutturale delle incursioni vocali. Fin dal prologo fuori scena, in cui Marco Morandi invita il pubblico a spegnere i cellulari ironizzando sulla mole di squilli che caratterizzerà la serata, le telefonate registrate dell’intera famiglia allargata – dai genitori Gianni e Laura Efrikian (presente in sala e in palcoscenico in un cammeo nella serata romana a cui abbiamo assistito), al fratello Pietro, fino ai figli di lei (Paolo e Giovanni) e di lui (Jacopo, Tommaso e Leonardo) – trasformano l’impianto in un vero e proprio racconto corale, espressione di una moderna famiglia contemporanea.
Sul fronte interpretativo, Marco Morandi ribadisce la propria sicurezza sul palcoscenico. Attore e musicista di solida esperienza teatrale, affida la sintesi concettuale dello spettacolo alla sua canzone “Devi essere super”. Eseguito dal vivo e riproposto in versione originale in chiusura mentre il pubblico esce dalla sala, il brano fa da fil rouge alla rappresentazione, delineando i tratti di fermezza e ironia richiesti a chi cresce sotto i riflettori.
L’evoluzione più evidente rispetto al debutto dell’anno scorso riguarda tuttavia Marianna Morandi. Se nella prima stagione il suo ritorno sulle scene dopo un’assenza trentennale era avvenuto all’interno di una palese comfort zone – protetta da un testo autobiografico cucito su misura e dalla rassicurante presenza del fratello –, l’attuale ripresa evidenzia una maturazione tecnica rilevante. Recita, canta e balla abitando lo spazio scenico con naturalezza. Aver consolidato i propri mezzi espressivi in questo contesto familiare sembra averla preparata ad affrontare futuri progetti teatrali anche al di fuori di questo perimetro protetto.
Benvenuti a casa Morandi si conferma un’operazione intelligente: smonta con leggerezza l’ingombro di un’eredità importante e offre al pubblico un atto unico ritmato, dove la nostalgia privata lascia rapidamente il posto ai tempi comici e all’intrattenimento.
Claudio Costantino
QUI la recensione della prima romana di “Benvenuti a Casa Morandi” all’Off Off Theatre dell’11 marzo 2025.

