Seduzione intellettuale o abuso di potere? Il dramma psicologico de “La denuncia” sul palco dello Spazio Diamante
foto di Manuela Giusto
“La denuncia” la recensione della prima del 10 aprile
In scena al Teatro Spazio Diamante (Sala White) fino al 12 aprile 2026
Prodotto da Diana Or.I.S., La denuncia è un atto unico scritto e diretto da Ivan Cotroneo. Firma di rilievo del panorama teatrale, letterario, cinematografico e televisivo , l’autore e regista costruisce un’opera avvincente e coinvolgente, capace di esplorare con lucidità le complesse dinamiche relazionali e di potere all’interno del sistema scolastico.
La narrazione si concentra sul confronto tra due personaggi: Alice, una studentessa diciassettenne, e Clelia, la sua professoressa di italiano. Nei giorni degli esami di maturità, la ragazza (dopo le prove scritte che non sono andate bene), denuncia l’insegnante per molestie, sostenendo di aver ricevuto avance in cambio di agevolazioni didattiche. Al contrario, la docente dichiara di essere stata vittima di un tentativo di seduzione/ricatto da parte della giovane, mirato a ottenere un voto eccellente per l’ammissione a una prestigiosa università.
Lo spettacolo è strutturato in tre quadri. Il primo assume una forma quasi processuale, mostrando gli interrogatori separati delle due protagoniste con la dirigente scolastica e presentando allo spettatore due versioni diametralmente opposte dei fatti. Il secondo quadro rompe l’ambiguità attraverso un flashback che ricostruisce quanto effettivamente accaduto a porte chiuse, svelando un intreccio di manipolazioni e ricatti emotivi. Infine, il terzo quadro funge da epilogo, spostando l’azione due anni in avanti per mostrare le conseguenze delle azioni compiute e l’evoluzione del legame tra le due donne.
Il palcoscenico ha frequentemente eletto il mondo della scuola a microcosmo per analizzare le tensioni sociali. La drammaturgia contemporanea offre numerosi esempi: da spaccati crudi come Nemico di classe (1978) di Nigel Williams, incentrato sulla rabbia di studenti lasciati soli e emarginati dal sistema, ad analisi tragicomiche come La Scuola (Sottobanco, 1992) di Domenico Starnone, che usa gli scrutini per sezionare la precarietà e la burocrazia scolastica italiana, fino ad arrivare a declinazioni surreali come Matilda the Musical (2010), in cui l’aula diventa arena per la ribellione contro la tirannia e l’elogio del pensiero critico.
In questa ricca tradizione si inserisce La denuncia, che sceglie di focalizzarsi sul labile confine tra fascinazione intellettuale e abuso di potere all’interno del rapporto docente-discente. Il testo guarda alla cronaca contemporanea offrendo al contempo una riflessione sull’identità LGBT, sul pregiudizio e sull’attuale fragilità dell’istituzione formativa, ispirandosi inoltre, per ammissione dello stesso autore, a La calunnia (The Children’s Hour, 1934) di Lillian Hellman per l’analisi delle dinamiche discriminatorie.
Sul palcoscenico, Marta Pizzigallo ed Elisabetta Mirra si distinguono per una prova attoriale di sicura versatilità, riuscendo a restituire le molteplici sfaccettature di Alice e Clelia. Le due interpreti modulano la recitazione adattandola ai continui ribaltamenti di prospettiva richiesti dalla struttura dell’opera. Particolarmente efficace è la gestione della fase iniziale degli interrogatori: il personaggio di Clelia fa trasparire un abile misto di stupore e rabbia, ricorrendo al sarcasmo per schermarsi dalle reazioni del rappresentante scolastico da cui si sente già giudicata. Di contro, Alice fa leva su un’apparente purezza giovanile, dipingendosi come una vittima costretta a difendersi e presentando la propria denuncia come un passo compiuto quasi a malincuore.
Da queste premesse, le protagoniste scivolano nella complessa e tesa dinamica psicologica del flashback, per giungere infine alla consapevolezza dell’epilogo. Le scelte registiche e interpretative definiscono un binario ritmico preciso: se nei monologhi le attrici sostengono un passo serrato, nei dialoghi — che rappresentano i frammenti più veritieri dell’opera — l’interazione si fa più complessa, restituendo un calibrato mix psicologico e fisico di avvicinamento e allontanamento.
L’impianto narrativo è infine ben incorniciato dal comparto tecnico: le scelte scenografiche di Monica Sironi, i costumi di Alberto Moretti, il disegno luci curato da Gianfilippo Corticelli e le musiche originali composte da Gabriele Roberto contribuiscono a definire la precisa atmosfera dello spettacolo.
Al debutto romano al Teatro Spazio Diamante, la rappresentazione è davvero piaciuta al pubblico che ha tributato un caloroso e interminabile applauso alle due interpreti ed all’autore-regista che le ha raggiunto in palcoscenico per i saluti finali.
Claudio Costantino

