foto di Damiano Fiorentini
“Tootsie”. La recensione della prima del 22 gennaio
In scena al Teatro Sistina fino a 1 febbraio 2026
C’è un’alchimia speciale che si sprigiona quando una macchina teatrale perfetta incontra il suo habitat ideale. Il debutto romano di “Tootsie“ al Teatro Sistina, ha confermato come questa commedia musicale – tratta dal cult movie del 1982 e oggi riadattata con piglio moderno da Massimo Romeo Piparo – trovi nel tempio teatrale di via Sistina la sua casa naturale. Lo spettacolo, prodotto da PeepArrow Entertainment – Il Sistina, è un vero meccanismo a orologeria, capace di scorrere con una fluidità magistrale grazie alle scenografie a rotazione di Teresa Caruso che, integrate da proiezioni mirate e sfavillanti insegne luminose, trasformano lo spazio con velocità cinematografica.
Colpisce, in particolare, la scelta di trasporre l’azione sul palcoscenico teatrale inteso come meta-teatro: la compagnia che recita “nella recita” si inchina di spalle alla platea reale verso un palco immaginario sul fondo, un escamotage che richiama con eleganza la lezione di Eduardo De Filippo. Tra le pieghe di questa Broadway ricordata con le sue insegne luminose, appaiono come simboli di una continuità artistica ormai consolidata le locandine dei grandi successi firmati Piparo, da “Matilda” a “Cats”.
“Ma oltre l’armonia tra le musiche di David Yazbek, il libretto di Robert Horn e le trascinanti coreografie di Roberto Croce, Tootsie vive di una comicità fatta di battute irresistibili e di una divertente gestualità en travesti che non scade mai nel banale.
In questo perfetto incastro tra ballo, canto e recitazione — espressione di una pura resilienza attoriale — lo spettacolo svela ciò che pulsa con forza dietro i lustrini. Il paradosso di un uomo che veste panni femminili per necessità lavorativa diventa il veicolo per una riflessione necessaria e una denuncia garbata sulla disattenzione e sulla prevaricazione che la società e il mondo dello spettacolo (e del lavoro in generale) operano nei confronti della donna. È un grido di dignità per tutte le donne che devono lottare quotidianamente per essere ascoltate al di là dell’apparenza, in un sistema dove il merito spesso si scontra con dinamiche di potere distorte.
Al centro di questa girandola emotiva brilla la forza magnetica di Paolo Conticini nel doppio ruolo Michael Dorsey/Dorothy Michaels. La sua è una prova di resistenza e talento monumentale: pur gestendo una fisicità imponente, ben diversa dall’originale cinematografico, Conticini domina la scena grazie a una padronanza totale. Se il registro vocale “femminile” gli richiede uno sforzo atletico notevole, la sua interpretazione è resa solida da una scuola preparatoria d’eccezione come, ad esempio, quella dei programmi televisivi “Tale e Quale Show” e “Ballando con le Stelle”, che gli hanno conferito una consapevolezza del corpo e del gesto magistrale.
La vera sorpresa della serata è però Mauro Casciari nei panni di Jeff. Subentrato a Enzo Iacchetti, che aveva dato il volto al personaggio nella scorsa stagione, Casciari ha compiuto un’operazione artistica di grande intelligenza: ha saputo metabolizzare l’interpretazione del suo predecessore per poi affrancarsene, donando a Jeff un’impronta personale, fresca e profondamente efficace. Spigliato e assolutamente naturale nella recitazione, il conduttore radiofonico convince anche sul fronte canoro, aprendo il secondo atto con un’interpretazione vocale sicura.
Il cast di supporto è di altissimo livello: Beatrice Baldaccini (Julie) incanta con una voce cristallina e magnetica, mentre Ilaria Fioravanti (Sandy) regala una performance deliziosamente sopra le righe, costruendo un personaggio caricaturale che conquista il pubblico. Massimiliano Carulli tratteggia un Ron talentuoso e ironico, strizzando l’occhio all’attualità nei panni di un presunto ex concorrente di Temptation Island, mentre l’iconico Matteo Guma (Max) incarna perfettamente la presunzione del regista per poi sciogliere la platea coinvolgendola nel travolgente “ballo del coniglietto” durante i saluti finali.
La regia di Piparo si conferma sapiente, capace di rinfrescare il testo con riferimenti pop immediati – come la battuta di Jeff “Parli come Sandra Milo vestita da Orietta Berti” – che mantengono lo show vivo. divertente e pulsante. In un mondo che corre verso il virtuale, “Tootsie” ci ricorda che il teatro è un atto di verità artigianale: una lotta gioiosa contro le menzogne della vita che si chiude con il sapore dolce di una conquista umana, prima ancora che artistica.
Il musical sarà al Sistina fino a 1 febbraio, poi porterà questa necessaria ventata di ironia, allegria e riflessione in tour tra Firenze, Messina, Imperia, Modena e Bolzano.
Bruna Brienza
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