Mina, il cibo e il costume Italiano: un “Assaggio di Mina” inedito al Food and Book di Montecatini

Il Festival “Food and Bookdi Montecatini Terme, rassegna che celebra il connubio tra cultura gastronomica e letteratura, ha aperto le sue porte anche alla musica. Presso lo storico Caffè Il Tettuccio, si è tenuto il mini-recital “Assaggi di Mina” a cura di Gaetano Menna, che ha messo in luce quanto il legame tra cibo e cultura sia “talmente viscerale che non può escludere la Musica!”.

Protagonista della serata è stata l’eclettica e versatile cantante romana Valentina De Rosa, che ha celebrato Mina non solo come icona vocale, ma come una sottile e “acuta osservatrice del costume italiano attraverso l’obiettivo del cibo”.

L’ispirazione per il progetto è nata proprio a Montecatini, percorrendo i “Passi di gloria”: tra le 200 borchie dedicate alle celebrità, se ne trova una per la Tigre di Cremona, a ricordare la sua presenza in città nel lontano 1966.

L’approfondimento si inserisce nel solco tracciato da Aldo Dalla Vecchia che, nel suo libro Mina per i neofiti (2020), ha previsto, tra l’altro, un’originale “Minapedia”, una sorta di Wikipedia sulle molteplici identità artistiche di Mina. Ebbene, come approfondito nella serata al Caffè Tettuccio, quella preziosa enciclopedia potrebbe essere arricchita da un capitolo interessante: quello su Mina e il cibo, un tema esplorato grazie alla voce di Valentina De Rosa.

Nella sua sterminata discografia di 72 album in studio, 3 album live e 62 raccolte, ci sono pure canzoni in cui Mina ha utilizzato il cibo come catalizzatore e metafora per commentare la società. La serata ha esplorato quattro temi principali:

  • L’Ossessione del Gusto: Rappresentata da Ma che bontà (1977), una satira sull’ostentazione culinaria e l’ignoranza borghese, prendendo in giro chi ostenta “Vitello delle Ande” o “Barolo delle Langhe”.
  • Sensualità e Dessert: Tracce come Bignè (1988) usano il dolce come una metafora carnale, alludendo al doppio senso tra il gusto e il “divorarsi” un amante.
  • L’Amara Consapevolezza: Trovata in Ma chi è quello lì (1992), dove il supermercato è il teatro del desiderio, con l’attrazione che si scatena vicino ai peperoni e alle cozze, e la delusione si conclude davanti al caffè.
  • Passione Devozionale: Evocata da Succhiando l’uva (2002), in cui l’uva è metafora di un amore sensuale e profondo, trasformando la passione in un atto sacro di devozione.

Il cibo in Mina è anche un potente strumento visivo e commerciale, frutto della collaborazione storica con l’artista e fotografo Mauro Balletti fin dagli anni Settanta. Le sue copertine sono “concettuali, trasgressive ed espressive” e utilizzano il cibo come elemento pop-surrealista e di rottura:

  • L’album Frutta e Verdura (1973) celebra la purezza e la varietà dei sapori.
  • L’album Baby Gate (1974) la ritrae con una bottiglia di gassosa nel calice, un’immagine che suggerisce eccesso e stravolgimento delle convenzioni.
  • In Attila (1975), il volto di un manichino ha la bocca sporca di un ghiacciolo colorato che cola, un’icona che mescola dolcezza, grottesco e malizia.
  • L’album Mina con Bignè (1977), che conteneva il brano Ma che bontà, usa il dolce già nel titolo. Nello stesso anno, Mina® (1977) si presenta con un grande panino al salame che le copre la bocca, dove il cibo semplice e primario sostituisce il volto della diva.
  • Ridi Pagliaccio (1988) la ritrae con un’acconciatura fatta di una torta di panna o glassa bianca, con candeline che colano come cera e sangue, unendo la festa, il dolore e la dolcezza in un gesto pop-horror.
  • Sulla copertina di Pappa di latte (1995), il viso di Mina è incorniciato da una parrucca cotonata che sembra pasta, su uno sfondo di biscotto, un’immagine che evoca nostalgia e semplicità in chiave surreale.
  • L’album Caramella (2000) usa il dolce nel titolo, anche se l’immagine è un collage aggressivo e colorato.

Fondamentale è stato anche il legame con la pubblicità. Nel 1962 per l’Industria Italiana della Birra , interpreta 12 divine del grande schermo; addirittura propone un twist tutto dedicato alla birra (“se la bevi in pista, dà la felicità”, canta). Negli anni ’70 promuoverà la Cedrata Tassoni.

In particolare, tra il 1965 e il 1970, Mina fu la testimonial eccezionale dei Caroselli Barilla. I filmati, diretti da maestri come Piero Gherardi, sono considerati tra i risultati più alti della pubblicità italiana degli anni ’60. Mina lanciava un messaggio di qualità, incoraggiando le casalinghe con il celebre slogan: “In te c’è una gran cuoca e Barilla la rivela”. Un sodalizio che si è rinnovato negli anni più recenti; tra l’altro nel 2011 canta “Volare” di Domenico Modugno, nel suggestivo spot “La vita è pronta” (con un remake della pentola che bolle che riporta ai caroselli degli anni ’60).

La performance live: i tre “Assaggi” di Valentina De Rosa

A coronamento della serata, la talentuosa ed empatica vocalist Valentina De Rosa, ha offerto al pubblico tre “assaggi” musicali che hanno dato voce alle funzioni simboliche del cibo nella discografia di Mina:

  1. Il Carburante / L’Energia (“Canto (anche se sono stonato)”). Il brano, contenuto nell’album Caterpillar (1991) e scritto da Lelio Luttazzi e Leo Chiosso, rappresenta il cibo come stimolante fisico per il coraggio. Valentina De Rosa ha dato voce al protagonista che cerca la forza per la dichiarazione d’amore con le umili “uova alla coque”, che diventano carburante per il canto all’amata: “Mi faccio sei uova alla coque / E come una belva del ring / Ti sforno quintali di swing”.
  2. La Necessità del Contrasto (“Un cucchiaino di zucchero nel thè”). La canzone, scritta da Gianfranco Manfredi per il testo e Ricky Gianco per la musica, si trova nell’album Si, buana del 1985. Il cibo è qui metafora filosofica: la vita, con il suo amaro, ha bisogno del dolce contrasto per essere equilibrata. Il brano, presentato da Valentina come la massima espressione di questa saggezza agrodolce, racchiude il messaggio: “perché un nemico nella vita sai cos’è / un cucchiaino di zucchero nel the.”
  3. Estasi Golosa (“Miele su Miele”). Il brano, composto da Paolo Conte e contenuto nell’album Salomè (1981), utilizza il miele come simbolo del desiderio carnale e senza freni. L’amore è estasi pura e avvolgente, e Valentina De Rosa ha accompagnato il pubblico nel cuore della tentazione con la citazione: “Miele su miele andrà / Questa serata andrà / Tra la magia e la golosità”.

Il mini-recital si è concluso tra gli applausi, lasciando al pubblico la consapevolezza che, per comprendere a fondo l’opera di Mina, è indispensabile partire anche dalla tavola.

G. M.

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