Buccirosso, eduardiano, racconta degrado morale e speranze per il futuro

La vita è una cosa meravigliosa. La recensione della prima del 17 dicembre 2013.
In scena al Teatro Eliseo fino al 6 gennaio 2014.

Carlo Buccirosso porta in scena a Roma, al Teatro Eliseo, per tutto il periodo delle festività natalizie, la sua nuova commedia “La vita è una cosa meravigliosa” (da lui scritta, diretta ed interpretata). In evidenza due recite speciali: il 31 dicembre (spettacolo + brindisi) e il 6 gennaio (spettacolo + tombolata).

Non è meravigliosa la vita di Mario Buonocore (Buccirosso), un ferroviere tartassato dalla Guardia di Finanza per ipotesi di reati finanziari, che si rifugia negli affetti familiari. Ma la situazione non è facile con le sorelle –  la maggiore (Antonella Morea) non si è sposata e l’altra è la vedova Gargiulo (Maria del Monte) – che gestiscono una strana pensione e sono usuraie. Tra gli altri ci sono i figli della vedova Gargiulo (Serenella Tarsitano e Giordano Bassetti), il fidanzato parassita di lei (Sergio D’Auria) in una situazione di degrado morale.

Si scopre, nel corso della narrazione teatrale, che Buonocore è più integerrimo di quel che appariva all’inizio ed il maresciallo della finanza (Mario Porfito) è meno irreprensibile di quel che credevamo. Buonocore  in un certo senso metterà le cose a posto.

Tra l’altro  appare in scena –  ultimo in ordine di apparizione – un misterioso personaggio che  ha “interrotto lo sviluppo 32 anni prima” (Davide Marotta).

La compagnia ha valenti ed affiatati attori come i primi attori Del Monte, Morea e Porfito.  Ed anche a Marotta, che diverte tantissimo, il pubblico ha tributato calorosi applausi.  Il finale un  po’ è costruito sulla sua presenza nel cast. A completare la compagnia Irene Grasso nella parte della domestica della pensione Buonocore e Peppe Miale che ha il ruolo dell’appuntato dei carabinieri.

Pregevole la scenografia, di Gilda Cerullo, con gli ambienti rotanti. Si passa così dalla caserma della Guardia di Finanza, alla pensione Buonocore, all’esterno di essa nel finale.

Nella commedia di Buccirosso ci sono echi di “Napoli Milionaria” di Eduardo; lì la famiglia si dedicava al mercato nero nel periodo della guerra ed alla prostituzione con l’arrivo degli americani, qui all’usura; in entrambi i testi teatrali si avverte un decadimento etico e la ribellione del protagonista.

“La vita è una cosa meravigliosa” è una commedia per certi versi malinconica, come del resto è Buccirosso. La sua non è una comicità ridanciana, grossolana. Ama atmosfere un po’ ombrose, scure, come quella del finale della commedia con persone che scompaiono nel buio; con affetti persi ed altri, inaspettatamente, trovati.

In quel camminare nella notte, nel finale, ci sembra di individuare ancora un omaggio a “Napoli Milionaria”, a quel “Addà passà ‘a nuttata”… La crisi – non solo economica, ma di valori – può essere superata. La speranza per un futuro migliore c’è sempre.

Claudio Costantino

About