Amiamoci appassionatamente… tra soldi e galera

I soldi non servono a niente. La recensione
In scena al Teatro Sala Umberto fino al 29 aprile 2012.

Le canzoni di Rino Gaetano accompagnano lo spettatore durante l’intera pièce “I soldi non servono a niente” (dal brano meno noto, ma estremamente attuale, “Le beatitudini”, a quello più conosciuto “Mio fratello è figli unico”).Sulla scena del Teatro Sala Umberto è protagonista un cast affiatato di primo ordine con dei veri talenti di comicità e verve innata, guidati sapientemente da Claudio Boccaccini. Caratteristi eccezionali dalla voce inconfondibile sono Francesco Pannofino e Emanuela Rossi, marito e moglie nella vita e nella finzione teatrale, colleghi di lavoro come attori e come doppiatori.

Pannofino e Rossi si divertono (e divertono) nell’interpretare una coppia che da un giorno all’altro si vede costretta alla separazione.

 Nella convinzione che i soldi facciano la felicità il marito (interpretato da Pannofino) decide di farsi incarcerare al posto del suo datore di lavoro. Il datore, vero reo, è un politico. In questa trovata Nino Marino, autore dell’arguto testo, realizza una profonda critica alla società odierna, alla politica sempre più corrotta e pronta a corrompere, e lo fa con un perenne sorriso – disincantato – sulle labbra.

Durante lo spettacolo si ride molto anche perché si susseguono eventi tragicomici e paradossali; si desidera tornare in galera dopo aver ottenuto l’indulto, l’avvocato di turno è più abile nel far incarcerare i propri clienti che nel ridonare loro la libertà…

Pannofino, sempre più versatile, smette i panni del regista Renèe Ferretti della serie tv “Boris” o dell’investigatore Nero Wolf. Anche a teatro dona ai suoi personaggi una vivacità e spontaneità uniche. Accanto a lui, oltre alla già citata Emanuela Rossi (che tra l’altro durante la commedia sfoggia dei bellissimi e eleganti abiti firmati Gai Mattiolo), ci sono Felice della Corte nel ruolo del politico napoletano malfamato, Andrea Lolli (sbadato avvocato), Paolo Perinelli (nel ruolo del maggiordomo colto che dispensa aforismi nel corso delle giornate).

E come canta, con ironia, Rino Gaetano: “Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno/ Ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno”.

Monica Menna

 

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