Teatro Quirino: Monica Guerritore raccoglie il testimone di Strehler
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L’anima buona di Sezuan. La recensione.
In scena al Teatro Quirino fino al 10 novembre 2019

Bertold Brecht del 1943 riletto da Giorgio Strehler del 1981; Strehler riletto da Monica Guerritore del 2018. “L’anima buona di Sezuan”, al Teatro Quirino, è un gioco di omaggi, di incontri di grande teatro.

Monica Guerritore ha sempre amato questa favola – parabola drammatica che è di grande attualità perché parla di rapporti tra gli uomini; questo lavoro lo ha visto in scena nel 1981, diretto da Strehler e con il personaggio di Shen Te interpretato da una grande Andrea Jonasson che oggi è tornata in teatro ad omaggiare Guerritore e, attraverso lei, il Maestro; Guerritore quest’opera l’ha poi analizzata a fondo attraverso il fondamentale studio di regia di Catherine Douël Dall’Agnola; ed ha seguito rigorosamente i dettami del Maestro Strehler, la cui voce riecheggia al teatro Quirino, al termine della rappresentazione, a ricordarci la sua visione d’amore degli esseri umani.

Guerritore firma la regia ed interpreta il personaggio principale, l’“anima buona” della provincia cinese di Sezuan. La favola racconta di tre divinità sbarcate sulla terra che non sono accolte, che non sono ossequiate. Solo una prostituta (Shen Te interpretata da Monica Guerritore) li accoglie nella sua umile dimora e per questo viene generosamente ricompensata. Ad una sola condizione, che il bene ricevuto venga dato agli altri. Ma essere generosi in un mondo di famelici derelitti non ripaga e la costringe a difendersi. La donna buona così si inventa un alter ego cattivo che cerca di sistemare le cose.

Quello raccontato da Brecht/Strehler/Guerritore è un mondo di vinti, condannati alla sconfitta, che si azzannano tra loro per la fame, per lo stato di povertà in cui versano, nell’indifferenza del divino. La religione è inadeguata a dare risposte, l’aiuto a questo punto può venire solo dai propri simili.

L’interpretazione di Monica Guerritore è davvero superba. Nel suo personaggio ci mette passione e coinvolgimento. L’attrice, invece, volutamente è più evanescente ed eccessiva quando interpreta il cugino cattivo (che non esiste, che è il lato oscuro di lei e di ciascuno di noi).

Bravo tutto il cast che comprende Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno. Ogni attore interpreta più personaggi, anche dell’altro sesso; personaggi che si muovono sopra le righe, dai tratti quasi caricaturali. Sono esagerati, quasi delle macchiette, proposti con disincanto e corrosiva ironia. Strehler si era raccomandato, nella recitazione, di dare leggerezza nel racconto, in stridente contrasto con la drammaticità della situazione.

Un dramma che è J’accuse forte ma non pessimista perché quando tutto appare perso, quando tutto il bene che si è fatto non è servito a nulla, basta un piccolo gesto di altruismo, una mano che aiuta a risollevarsi, a far cambiare la prospettiva ed a far sperare che possa esserci un mondo migliore. La visione d’amore di Strehler.

Claudio Costantino

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