Teatro ed entomologia: le mosche nel loro piccolo amano
secadere imprigionare amo

“Se cadere imprigionare amo”. La recensione
In scena al Teatro dell’Orologio il 21 maggio
nell’ambito del Festival “Inventaria”

Alla base di “Se cadere imprigionare amo” – spettacolo scritto e diretto da Andrea Cramarossa, rappresentato alla sala Moretti del Teatro dell’Orologio il 21 maggio, nell’ambito del Festival “Inventaria” – c’è uno studio pluriennale ed accurato del mondo degli insetti.

Teatro ed entomologia: in scena una comunità che potrebbe essere un alveare; si (s)ragiona come potrebbe essere il mondo se noi umani fossimo dei grandi insetti. I cinque attori indossano maschere che riducono la visuale e che fanno assumere l’espressione vitrea delle mosche.

Nasce così un happening di due ore piene con i protagonisti sempre in scena (si cambiano sempre sul palco) e già attivi mentre il pubblico entra in sala. I personaggi imprigionano come ragni; ronzano, cadono, si azzoppano come mosche.

Amano pure. Si mimano rapporti sessuali che sembrano stupri; alcuni insetti si toccano le parti intime con più mani/zampe (le mosche hanno 6 zampe) ma va tenuto presente che il pene del maschio della mosca ha appendici simili a fruste o bacchette  che servono per stimolare la parte esterna dei genitali femminili durante l’accoppiamento.

In scena (ma altri sono disseminati anche nel foyer) ci sono dei palloncini gonfiati. Forse ci ricordano che i maschi degli pseudoscorpioni, minuscoli scorpioni senza pungiglione, non fanno sesso ma si limitano a sparpagliare in giro piccoli palloncini pieni di spermatozoi; le femmine che li trovano possono decidere di accovacciarcisi sopra e assorbirli.

Non mancano turpiloquio e urla in stretto dialetto barese (citazione del libro di Gino&Michele “Le formiche nel loro piccolo s’incazzano”?). Poi si muore come le mosche, dibattendosi frenetiche per terra. Si nasce e si evolve da larva, a crisalide, a insetto (il miracolo della vita).

Quello proposto è sconvolgente e coraggioso teatro underground che si rifà alle esperienze più “off” degli anni Settanta. Urticante, folle e crudo: ci resterà impresso in modo indelebile nella memoria.

Claudio Costantino

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