Baffo Banfi con Cantaluppi: elettronica senza frontiere
frontera

FRONTERA
BAFFO BANFI E MATTEO CANTALUPPI
(AMS/BTF, 2015)

Il ritorno dell’astronave di Capitan Baffo Banfi – dopo le sue esplorazioni galattiche di fine anni ’70 e inizi degli ’80  - era atteso da tanto tempo. Banfi con  Matteo Cantaluppi, musicista (ma anche produttore e sound engineer)  porta avanti il progetto Frontera, di cui appare il primo disco.

A Cantaluppi va pure il merito di aver svegliato Banfi dal letargo («Sono felice di aver dato un vestito a ciò che, da troppi anni, era fermo nella sua testa», scrive Matteo nelle note di copertina).

Baffo Banfi, come è noto, è stato il tastierista storico del Biglietto per l’Inferno, il noto gruppo progressive di Lecco che ci regalò il capolavoro omonimo, quello con la celebre copertina di Cesare Monti (recentemente scomparso). Il secondo disco della band di Lecco, “Il tempo della semina”, pur registrato, non venne pubblicato all’epoca (lo sarà solo nel 1992).

Poi, cessata quell’esperienza, Baffo – come Franco Battiato e Claudio Rocchi – si tuffò nell’esplorazione della musica elettronica, affascinato dalle sonorità cosmiche dei Tangerine Dream di Klaus Schulze (che, dal canto suo, lo apprezzava e, con la sua etichetta tedesca, volle pubblicare i suoi secondo e terzo 33 giri, che apparvero anche negli Usa).

Nacquero così, tra il 1978 ed il 1981, tre LP –   “Galaxy my dear”, “Ma, dolce vita”, “Hearth” – che videro Baffo viaggiare verso pianeti lontani e sconosciuti. Peregrinazioni senza ritorno perché, dopo quell’esperienza, decise di lasciar perdere con la musica e dedicarsi ad altro (produzioni video, pubblicità, ecc.).

Agli inizi dei Duemila era stato artefice del ritorno – quello sì voluto – del “Biglietto”, con lui che però si era ritagliato un ruolo dietro le quinte e non in palcoscenico. Poi c’è stata la nuova separazione  dalla sua band, dolorosa ma, probabilmente, salutare perché lo ha spinto a riannodare i nodi con le esperienze soliste del passato.

Ha proseguito così il discorso interrotto dopo “Hearth” , in cui si comprendeva che Baffo aveva già in mente una virata al suo sound (il disco contiene infatti una sezione ritmica e musicisti ospiti).

frontera cover“Frontera” ci disorienta già dalla copertina, disegnata da Gabriele Brombin, che è solare e dai colori caldi. L’ascolto è altrettanto spiazzante, dal momento che  ci aspettavamo un disco alla “Joe Patti’s Experimental Group” di Battiato, per intenderci.

Il lavoro del duo Banfi-Cantaluppi spinge a interrogarsi: nella musica elettronica qual è la frontiera tra krautrock, techno, dance, trance? Nessuna, come dimostrano pienamente i sei brani proposti.

Le composizioni di Frontera – realizzate con tastiere, computer e sequencer  ma anche alcuni musicisti ospiti – hanno ariose aperture, archi maestosi, parti orchestrali solenni, fiati suadenti.  Hanno ritmo ma, soprattutto, hanno una vena melodica e mediterranea.

È questa la vera svolta, la virata di Capitan Baffo, che travalica le frontiere tra i generi musicali, per realizzare un CD  grandioso, arioso, elegiaco, pop, carico di suggestioni, calore, colore. Dalla copertina in bianco e nero di Monti a quella piena di azzurro di Brombin, quanto tempo è passato, eppure… oggi tutto trova una sua coerenza ed una sintesi.

Fronteravalley” è il brano-manifesto dell’album, il laboratorio sperimentale del nuovo sound dei due artisti. Con gli archi che introducono, creano pathos,  suspence da narrazione filmica. Poi arriva il  ritmo e, finalmente, il  motivo melodico che si dispiega, classicheggiante e cinematografico.

Non krautrock ma spiazzante,splendente, coinvolgente “mediterranean rock”. Con l’’astronave che atterra  nel cuore del mediterraneo, carica di suoni e  di promesse. Bentornato Capitan Baffo.

Gaetano Menna 

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