Teatro Quirino: illusioni perdute in un paese spopolato
Si nota all'imbrunire Silvio Orlando Ph Claudia Pajewski 4 -

“Si nota all’imbrunire”. La recensione.
In scena al Teatro Quirino fino al 2 febbraio

Silvio è un uomo che vive da solo in un paesino sperduto dove si contano appena 15 abitanti.

La storia di Silvio (personaggio interpretato da Silvio Orlando), a ben riflettere, è un po’ come quella di tanti nostri anziani e non, attaccati alle loro radici ma dimenticati e carenti di affetto.

Lucia Calamaro ha scritto e diretto un racconto teatrale, crudo e poetico allo stesso tempo, sulla solitudine e che ha affidato ad un cast di prim’ordine che agisce in modo ottimale proponendo quello che è, soprattutto, “teatro di parola”, che rimette al centro, come cuore pulsante, la parola.

Si nota all’imbrunire” (sottotitolo “Solitudine da paese spopolato”)  – rappresentazione approdata con grande successo ed interesse al Teatro Quirino – vede in scena un grande Silvio Orlando che riesce a dare una caratterizzazione a tutto tondo al suo personaggio che ha fatto una scelta di vita ma che ha bisogno del calore della sua famiglia, dei figli Vincenzo (Vincenzo Nemolato), Alice (Alice Redini) e Maria (Maria Laura Rondanini) e del  fratello maggiore Roberto (Roberto Nobile), che cercano di scuoterlo dall’apatia, dal lasciarsi vivere.

I parenti lo vanno a trovare in occasione della commemorazione fissata per il decimo anniversario della scomparsa della moglie di Silvio. C’è effervescenza prima della cerimonia, si preparano i discorsi, si dividono i compiti.

Figli e fratello, in quell’occasione, come dicevamo, cercano di scuotere quell’uomo che vive di ricordi; ma, allo stesso tempo, hanno le loro fragilità ed il padre/fratello che ritrovano è un riferimento preciso. Tutto ruota attorno a Silvio che avverte il calore della famiglia e che, alla fine, tentenna e sembra quasi intenzionato a tornare alla vita “vera”, a trasferirsi vicino ai suoi affetti.

C’è un finale amaro e lirico che commuove e fa riflettere e che, come dice la Calamaro nelle note di regia, probabilmente spingerà molti spettatori, all’indomani, a telefonare o ad andare a trovare a qualche loro parente o amico che vive isolato.

In scena Silvio Orlando stringe in mano una copia del romanzo “Illusioni perdute” di Balzac. Per certi versi la storia di Lucien (nel libro) è quella di Silvio (in scena):, entrambi i personaggi sono antieroi di provincia, che hanno perso le loro illusioni,  ingannati dalla società e dalla famiglia. 

Claudio Costantino

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