Barbareschi e Lante della Rovere al Teatro Eliseo. L’amore (im)possibile
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foto di Federica Di Benedetto

“Il cielo sopra il letto”. La recensione della prima del 17 dicembre 2019.
In scena al Teatro Eliseo fino al 5 gennaio 2020.

Un uomo, una donna, un figlio (di lui). C’è una storia d’amore finita. C’è la voglia di ritornare a quell’amore nascosto che era vivo, forse proprio perché carbonaro.

De “Il cielo sopra il letto” di David Hare – in prima nazionale al Teatro Eliseo di Roma - Barbareschi, oltre che interprete, ha anche curato traduzione, adattamento e regia.

Questo lavoro Luca Barbareschi e Lucrezia Lante della Rovere l’avevano portata in scena vent’anni fa ed oggi, ci accorgiamo, ha altre sfaccettature, propone riflessioni aggiuntive.

Inizialmente lei era una ex amante giovane, praticamente coetanea del figlio di lui. Qual è il rapporto tra i due giovani? Cosa cerca da lei il ragazzo? Oggi che Lucrezia ha qualche anno in più, possiamo ipotizzare che il giovane cerchi una madre, un approdo familiare. Il ragazzo è comunque il mediatore tra due solitudini.

Il nucleo vitale della pièce però è la complessa storia d’amore tra l’uomo e la donna, che era stata interrotta perché la moglie l’aveva scoperta. Poi, a distanza di tre anni, la moglie muore e per lui la vecchia fiamma tra i due potrebbe essere riaccesa.

Ma a dividerli ci sono visioni diverse della vita, dei rapporti umani, delle relazioni sentimentali. La casa di lei diventa così letteralmente un campo di battaglia tra conservatorismo e progressismo non solo familiare ma anche politico e sociale.

L’autore non si schiera, non ci dice chi ha ragione e chi ha torto, anche perché la ragione non sta mai da una sola parte; si limita ad osservare due persone sole, che non sanno amare.

Con i due protagonisti, eccezionali e coinvolgenti, anche il bravo e talentuoso Paolo Marconi.

Bella la scenografia di Tommaso Ferraresi, che ambienta la storia in un soggiorno-cucina ma che permette di osservare i protagonisti anche in altri ambienti (la camera da letto ed il bagno, dove c’è pure la scena hot della doccia di Lucrezia).

Molto suggestive anche le musiche, del compositore e sassofonista napoletano Marco Zurzolo, evocative e passionali, però con qualche passaggio “stridente”, a ricordare lo stridio della vita.

Insomma, una stupenda rappresentazione che sa emozionare e coinvolgere, con attori in grande forma ed una storia d’amore e di vita che appassiona il pubblico, che fa schierare gli spettatori dalla parte di lui o di lei.

Terminata la rappresentazione, Barbareschi, salutando il pubblico, ha voluto ricordare le vicende giudiziarie che lo riguardano e che finiscono per mettere a repentaglio pure il meraviglioso e glorioso Teatro Eliseo, che – con la sua gestione – è ritornato pienamente ad essere al centro della vita culturale della città.

Brunella Brienza

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