Piccolo Eliseo: Lunetta Savino, la tragedia comica della vita
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“Non farmi perdere tempo”. La recensione della prima del 28 novembre
In scena al Teatro Piccolo Eliseo fino all’8 dicembre 2019.

Massimo Andrei ha scritto e diretto una “tragedia comica”  costruita su misura sulle corde attoriali di Lunetta Savino, che ha debuttato con grande successo e tanti ospiti al Piccolo Eliseo. Già la definizione di “Non farmi perdere tempo” di tragedia comica fa capire come il personaggio di Rita sia da interpretare con una sensibilità fuori dal comune.

Una tragedia comica che fa piangere e ridere allo stesso tempo, come in fondo è la vita.

Una donna sola, con qualche rimpianto, con qualche desiderio non realizzato, che si trova ad affrontare e gestire una malattia che non dà scampo. Di riflesso, si affrontano anche altri temi delicati, come quello dell’eutanasia/suicidio.

In palcoscenico c’è una donna che decide – per un evento drammatico che la coinvolge – di riappropriarsi del tempo. Se il coniglio di “Alice nel Paese delle meraviglie” corre (a vuoto) gridando la fretta che lo attanaglia, lei – con la calma che è la vera forza – quel tempo che fugge troppo presto non lo rincorre, ma lo imprigiona, lo fa suo.

E così ha senso fare quello che si è sempre sognato, come esibirsi in pubblico interpretando una canzone appassionata. Allora ha senso sistemare il futuro e destinare i suoi averi a chi si vuole bene, a chi è stato davvero vicino.

Rita è una donna che sente forte il senso della maternità, dell’amore, dell’amicizia, della solidarietà. Una donna moderna che parla di computer ma che ha difficoltà a vivere fuori dalla sua casa, dal suo guscio. Una donna fragile e forte allo stesso tempo che, con la fantasia, ha superato le barriere.

Efficace la scenografia di Daniele Stella che propone in un unico spazio il salotto di casa, il ballatoio delle scale del palazzo, la strada “tumultuosa”, lo studio medico. C’è anche uno strano “albero di Natale”, una sorta di genoma con palline, forse a ricordarci che il nostro destino è già scritto nel DNA.

In chiusura, per il costume che indossa (come gli altri di Annalisa Ciaramella) quello di Lunetta sembra quasi un omaggio a Gabriella Ferri, dimostrando anche eccezionali doti canore (musiche di Claudio Romano).

Una rappresentazione che è un inno alla vita, al possesso della vita. Vita da fare nostra, attimo dopo attimo, gesto dopo gesto, cogliendone il sapore agrodolce. La vita è preziosa, ma per qualcuno talvolta diventa preziosa anche la morte.

Brunella Brienza

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