Teatro Argentina: la Roma pasoliniana delle borgate
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Ragazzi di Vita. La recensione.
In scena al Teatro Argentina fino al 27 ottobre 2019.

E’ tornato al Teatro Argentina “Ragazzi di Vita”, che aveva debuttato in prima nazionale proprio in questo prestigioso teatro romano tre anni fa. La regia è di Massimo Popolizio e vede in scena Lino Guanciale con un cast di talentuosi giovani attori.

Popolizio ha il merito di aver realizzato un allestimento particolare, collettivo, narrativo del romanzo. Tradurre in uno spettacolo teatrale un’opera come quella di Pasolini, non era certo un’operazione facile per il regista ma è riuscita in pieno.

Il capolavoro letterario di Pier Paolo Pasolini è articolato, non ha una sola storia, ha tanti personaggi ed è ambientato in molteplici luoghi della città. E’ in continuo movimento, come i suoi frenetici protagonisti. Quel movimento, quel viaggiare tra le pieghe di una Roma che non è mai fascinosa, Popolizio è riuscito a riportarlo in palcoscenico, mantenendo nella trasposizione pathos e, a tratti, anche divertendo (pensiamo ad esempio alla lotta tra i cani) ma è un riso molto amaro.

L’omaggio teatrale è affidato ad un cast di talentuosi attori giovani che, in questi anni, sono davvero cresciuti e rappresentano gli adolescenti di borgata e poi prostitute, gay ed altri abitanti della Roma proletaria.

I personaggi pasoliniani, nella drammaturgia, non sono raccontati a tutto tondo, non si scava nella loro psicologia. Quella proposta è una recitazione corale, di una Roma ai margini vista però in tutta la sua complessità. L’Urbe dei vinti, degli sconfitti, di chi non può emergere ma è marchiato dalla nascita.

Lo sguardo è impietoso ma di un lirismo incredibile. L’aderenza alle atmosfere del romanzo è incredibile. Addirittura si mantiene anche il “glossario” dell’opera letteraria.

Nella proposta teatrale, Guanciale è uno straordinario “narratore”; è una figura febbrile, a tratti anche ambigua che osserva, che è spettatore e ricostruisce pezzi di storia. E’ il testimone che ha un po’ le fila del racconto.

Siamo nella Roma del dopoguerra ma il boom economico appare lontano; ci sono solo macerie, materiali e morali. E si è attanagliati da un caldo asfissiante, che toglie il respiro e brucia l’asfalto.

Si soffoca e ci soffoca la Roma del sottoproletariato. Verace e sconfitta.

Claudio Costantino

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