Teatro Quirino: nelle macerie dei sentimenti
Teatro Duse. Stagione 2017/2018venerdì 23 febbraio 2018Michele Placido, Anna BonaiutoPICCOLI CRIMINI CONIUGALIPhoto: Massimiliano DonatiHOW TO LICENCE THIS PICTURE: please contact us via e-mail at maxdonati@gmail.com or call +39 3930977005 for prices and terms of copyright. First Use Only ,Editorial Use Only, All repros payable, No Archiving. ©Massimiliano Donati

Piccoli crimini coniugali. La recensione.
In scena al Teatro Quirino fino al 13 ottobre 2019

Al Teatro Quirino sempre più accogliente – dopo la ristrutturazione che ha riguardato foyer e bistrot – si è dato avvio alla stagione teatrale 2019-2020 con un’avvincente commedia, “Piccoli crimini coniugali”, interpretata da Michele Placido (che firma anche la regia) e Anna Bonaiuto.

Quello che è andato in scena potremmo quasi definirlo un thriller psicologico. Ci sono un lui e una lei (Gilles e Lisa) che sono una coppia in ricerca di certezze. O meglio è Gilles, che è uno scrittore, a ricercarle perché, per un incidente domestico, ha battuto la testa ed ha perso la memoria.

Il protagonista, uscito dall’ospedale, si trova in una casa che non (ri)conosce e con una donna che gli è estranea. Inizia così un sottile e anche perfido gioco al massacro psicologico verso la conoscenza.

Cosa è successo tra le pareti domestiche? Come è avvenuto l’incidente dello smemorato? E’ vero quello che racconta la donna sul loro rapporto, sul carattere dell’uomo, sulla loro vita coniugale? C’è anche un romanzo di lui, “Piccoli crimini coniugali”, che in qualche modoè la chiave del mistero, lo spartiacque dei sentimenti.

La rappresentazione è un altissimo teatro di parole, costruito da due grandi attori con un’interpretazione intensa; un testo robusto di uno dei drammaturghi più amati d’oltralpe, Éric-Emmanuel Schmitt.

A tratti il racconto assume i toni del giallo perché non mancano i colpi di scena. Quello dell’uomo senza memoria e della donna, anche se a tratti scorretto e pretestuoso, è un confronto-scontro necessario.  Si fanno macerie ma in fondo per ricostruire la memoria ma, più a fondo, un rapporto traballante.

Placido e Bonaiuto calzano a pennello i panni dei loro personaggi proiettati in un gioco sottile che assomiglia a quello del gatto con il topo ma di cui, fino all’ultimo, non si saprà chi è il felino e chi il ratto.

Claudio Costantino

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