Teatro Brancaccino: quando il destino unisce intimamente
zozos

“Zozòs”, la recensione della prima dell’8 novembre.
In scena al Teatro Brancaccino fino al 18 novembre 2018.

È tornata in palcoscenico al Teatro Brancaccino  “Zozòs”, commedia cult  di Giuseppe Manfridi, rappresentata più volte dal regista Claudio Boccacini, e portata in scena anche all’estero.

Zozòs è il nomignolo francese dell’organo maschile e la commedia racconta la storia di un “incastro” sessuale, che blocca una coppia, una donna matura con un giovanotto, e la pone davanti a verità scomode.

Commedia-tragedia e thriller – che pur ispirandosi all’ “Edipo Re” di Sofocle  – è molto divertente per la situazione in sé; originale anche per l’utilizzo di un paracadute per coprirsi e che, di fatto, riempie la scena. Ma, al di là della situazione tragicomica (che si tinge di giallo) affiora incontenibile la difficoltà del rapporto padre-figlio (il padre del giovanotto, chiamato in ballo per fronteggiare l’ “emergenza”).

La chiave satirica e grottesca viene mantenuta viva in tutto il lavoro che si basa tutto sui dialoghi e sui confronti tra i tre personaggi ;  al di là della situazione paradossale e scabrosa, ci si trova a fare i conti con il passato che torna prepotentemente alla ribalta.

Nulla è avvenuto come ciascuno credeva e la verità fa male. Bravi i tre attori – Siddhartha Prestinari, Riccardo Bàrbera e Paolo Roca Rey – a caratterizzare a tutto tondo i loro personaggi che il destino ha “unito” così intimamente.

Claudio Costantino

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