Teatro Brancaccio: millimetrica goffaggine e humour inglese
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“Che disastro di commedia”. La recensione della prima del 5 aprile 2018.
In scena al Teatro Brancaccio fino all’8 aprile 2018.

Che disastro di commedia”, inizialmente messa in scena in un pub di Londra, è diventata un fenomeno di culto in tutto il mondo. La commedia scritta da Henry Lewis, Jonathan Sayer e Henry Shields, approdata anche a Broadway, è stata in scena in più di 20 Paesi e, da ultimo, viene rappresentata anche in Messico.

Anche l’edizione italiana, diretta dal suo regista originario Mark Bell, ha avuto un successo straordinario.  A Roma, nella scorsa stagione è stato in cartellone, con grande successo, al Teatro Greco ed ora approda in uno spazio teatrale come il Brancaccio da più di mille posti. Propone la sgangherata rappresentazione di un giallo da parte di una compagnia amatoriale, con la scenografia che cade a pezzi, gli attori che dimenticano le battute o le improvvisano  a seconda dei disastri, con porte che non si aprono, con oggetti che spariscono e ricompaiono.

Tutto sa di precario e grossolano e fa ridere a crepapelle. In realtà questa commedia è un meccanismo preciso come un orologio svizzero e richiede preparazione atletica e tempi esatti. Ci si muove al millimetro in una scenografia che letteralmente implode; bisogna trovarsi al posto giusto mentre crollano soppalchi, pareti e lampadari. Bisogna sapersi muovere su un soppalco pericolante o lanciarsi dall’alto.

In palcoscenico un’esilarante ed effervescente Gabriele Pignotta. Ma sono davvero bravissimi tutti gli attori nella loro finta goffaggine, humour inglese e situazioni paradossali e comiche: Luca Basile, Alessandro Marverti, Valerio Di Benedetto, Yaser Mohamed, Marco Zordan, Stefania Autuori, Viviana Colais.

Tutto ha inizio ancor prima di entrare in scena con gli spettatori che, nel foyer, ancor prima di accedere in sala, ascoltano un brano del rapper Achille Lauro (Teatro & Cinema). In sala poi si aggirano due attori alla ricerca di un CD dei Duran Duran che hanno perso.

Mentre gli spettatori prendono posto, sul palcoscenico gli attori cercano di riparare i guasti della scenografia precaria (un disastro annunciato). Quindi lo spettacolo con morti che camminano, attori che improvvisano, oggetti desaparecidos, la scenografia che cade a pezzi. Davvero spassosissima.

Grandissimo successo e tributo di applausi calorosi, anche per il regista inglese che sale in palcoscenico al termine della rappresentazione della prima romana.

Alla fine il CD dei Duran Duran viene ritrovato e, mentre il pubblico esce, si ascolta il brano della band inglese  “Girls on film”. Ancora un riferimento al mondo cinematografico, ma qui  non ci sono stuntman e controfigure. È tutto vero in un vortice di ilarità.

Brunella Brienza

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