Sala Umberto: dissacrante e ironico teatro canzone
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“Degni di nota”. La recensione della prima del 12 marzo.
In scena al Teatro Sala Umberto anche il 13 marzo 2018.

Atmosfere da chansonnier francese, teatro canzone irridente e sagace. “Degni di nota” (al Teatro Sala Umberto il 12 e 13 marzo 2018) è un po’ questo, un mix di “canzone d’autore e comicità d’autore”, come ha sottolineato il regista dello spettacolo Emilio Russo. In scena Alberto Patrucco ed Andrea Mirò ed una band di tre elementi (il tastierista ed arrangiatore Daniele Caldarini, il bassista Francesco Gaffuri, il batterista Jacopo Pugliesi).

Patrucco è un comico composto, l’anti Grillo per eccellenza. La sua è un’ironia verbale, un giocare con le parole. Battuta pronta, ironia dissacrante, comicità scoppiettante. Il tutto servito con garbo, gentilezza, in punta di piedi. A coadiuvare c’è Andrea Mirò, meno aristocratica del solito ma sempre raffinata, divertita e divertente, con la sua voce limpida ed inconfondibile.

Canzoni di Giorgio Gaber e Georges Brassens eseguite al pianoforte ed alla chitarra dai due artisti, accompagnati  dai musicisti che operano dietro il velo di tulle e che, quindi, appaiono alla vista e scompaiono, secondo necessità.

Degni di nota (e di note) i due “Giorgio” (Gaber e Brassens) di cui si sono scelte le canzoni meno conosciute; si sono affrontati i sentieri meno battuti. Da sottolineare che Patrucco e Mirò hanno già collaborato quattro anni fa alla realizzazione del CD “Segni (e) particolari” dedicato a Brassens, con tredici brani, per lo più mai proposti in italiano prima d’ora e preservati nei loro contenuti da una traduzione accurata che ne ha salvaguardato poesia, sostanza e incisività. Anche in questo spettacolo Mirò, con la sua voce e personalità, sa catalizzare la scena e coinvolgere, preparando il terreno alla comicità irriverente di Patrucco.

Sarcasmo anche sulla “discesa” (declino) del Paese che è passato da Tremonti a Monti, Collina (l’arbitro), Della Valle, Renzo Piano, Fossa (ex presidente di Confindustria), Alberto Tomba. Ma sì, è divertente giocare anche con i cognomi delle persone; e poi irridere, ironizzare sull’“era dell’iphone”, ricordando l’epoca dei semplici citofoni e degli incontri de visu. Attenzione nello spettacolo non c’è nostalgia per i bei tempi andati ma uno sguardo dissacrante sull’oggi, sull’imbarbarimento televisivo, sul degrado culturale.

Della serie una risata vi seppellirà e canta che ti passa.

Claudio Costantino

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