Teatro Quirino: la vita a passo di danza
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“Mariti e mogli”. La recensione della prima del 5 dicembre 2017.
In scena al Teatro Quirino fino al 17 dicembre.

Una commedia che racconta “la vita com’è”, che è il titolo della canzone di Max Gazzè posta in chiusura di spettacolo per l’ultimo ballo.

“Mariti e mogli” – adattato, diretto ed interpretato da Monica Guerritore – è tratto dall’omonimo film di Woody Allen e vede come co-protagonista Francesca Reggiani. In scena al Teatro Quirino fino al 17 dicembre 2017.

Tutto accade in una notte scossa da un forte temporale, in un luogo che, con il passare delle ore, è una sala da ballo, una sala d’attesa, un ristorante. Mentre diluvia, otto personaggi si agitano, intrappolati nell’insoddisfazione cronica.

Mariti, mogli, amanti, si lasciano, si ritrovano, si cercano in un turbinio di situazioni ed intrecci. La vita si perde così in una danza senza senso. E, tra una vicenda e l’altra, i personaggi ballano. E’ l’unico momento in cui la danza della vita è all’unisono.

Guerritore, nei panni di regista, ha lavorato molto sull’atmosfera e sui simbolismi (la danza, la pioggia, il luogo non luogo). Riesce a cogliere così l’essenza della pellicola di Woody Allen e farne una commedia che si muove tra dramma e comicità. E’ tragica e divertente allo stesso tempo, come è in fondo la vita.

Ottima l’interpretazione delle due co-protagoniste, nei panni di Sally e Judy, amiche per la pelle per le quali non dovrebbero esistere segreti (o quasi). Ma tutta la compagnia – composta da Ferdinando Maddaloni, Cristian Giammarini, Enzo Curcurù, Lucilla Minnino, Malvina Ruggiano, Angelo Zampieri – è molto brava nella recitazione come nel ballo.

In sala non si è solo spettatori ma testimoni. Non esiste la “quarta parete” ed i protagonisti, spesso, fermano la scena e si rivolgono alla platea raccontando il loro punto di vista, le emozioni, i pensieri.

I personaggi si scambiano i partner nelle loro vicende, come nella danza, alla ricerca di qualcosa/qualcuno di cui avvertono la mancanza e che vedono specchiarsi negli occhi di un altro/a. “Panta rei”: tutto, in fondo, scorre. Scorre – turbinoso, ma in fondo lieve – come i passi di danza su musiche coinvolgenti.

Claudio Costantino

 

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