Brancaccino: bagliori di teatro con la paura del buio
musichall

“Music-Hall”. La recensione della prima del 16 novembre 2017.
In scena al Teatro Brancaccino fino al 19 novembre 2017.

Nell’ambito della bella rassegna drammaturgica “Spazio del racconto”, in scena al Teatro Brancaccino,  Sandra Collodel interpreta “Music-Hall”,  uno dei testi più difficili ed allo stesso tempo suggestivi, dell’autore di culto francese Jean-Luc Lagarce. Lo ha fatto a quasi trent’anni dalla sua prima messa in scena in Francia (che risale al 1988), nell’accreditata traduzione di Gioia Costa.

Prima della rappresentazione viene proiettata una lunga frase sul senso dell’arte, che la società non può abbandonare per viltà o pigrizia. Se lo fa “rinuncia al patrimonio di domani”. Un concetto che, evidentemente, sta molto a cuore alla protagonista che ha studiato Lettere e Storia dell’arte.

In essa ci sembra che echeggino le parole di Francesco Alberoni (nel saggio “Viaggio nell’animo umano”): «Quando una società rinuncia all’arte,alla bellezza per adagiarsi solo sulle esigenze del presente, sul guadagno economico, sul puro calcolo finanziario, sul puro piacere fisico, vuol dire che ha perso la sua ricchezza interiore, il suo slancio vitale, la sua anima. Quindi il suo futuro. Che non sa più dove andare. Che il suo tempo è segnato».

La frase proiettata scompare dallo schermo e diventa spazio teatrale, il contesto della rappresentazione, la sua premessa.

Il regista Marco Carniti ha lavorato molto sulla messa in scena di questo testo francese, accentuando la dimensione onirica, a tratti circense,  del racconto. C’è uno sfolgorio di luci che “arredano” una scena nuda e precaria.

Si racconta la ripetitività dell’azione teatrale di un’attrice e dei suoi due boys (Sebastian Gimelli Morosini e Dario Guidi), che si sviluppa, sera dopo sera, sotto le luci di piccoli teatri di provincia, con la paura del buio che è sempre in agguato.

Attori che vivono per il teatro, da cui traggono energia, quando le luci si accendono. Una perfomance di lustrini e paillettes evanescenti e l’incubo della precarietà, in un rito ripetitivo,forse stanco e noioso, ma che è l’essenza della vita e del teatro.

Molto brava la Collodel a rappresentare un personaggio ovattato e sinuoso, che trae energia dalla routine. Al suo fianco due capaci boys tuttofare che delimitano letteralmente gli spazi teatrali con luci e nastri adesivi.

Onore al merito al regista Carniti che, con il suo allestimento, ha saputo caratterizzare e valorizzare uno dei testi più significativi del compianto Lagarce,  sul music-hall di periferia. Raccontando non il sogno del teatro ma il teatro nel sogno.

Claudio Costantino

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