Teatro Sala Umberto: esilarante Maurizio Colombi che, nella caverna, racconta i rapporti di coppia
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“Caveman”. La recensione.
In scena al Teatro Sala Umberto fino al 4 novembre 2017.

Grande successo al Teatro Sala Umberto – con sold out il 31 ottobre ed una serata aggiunta – per lo spettacolo cult “Caveman” con Maurizio Colombi. E’ il one man show di Rob Becker che ha avuto uno straordinario successo a Broadway e che Colombi – con l’accorta regia di Teo Teocoli – ha saputo ritagliare a pennello sulle sue doti attoriali, canore e di intrattenitore. Quello proposto è un testo che sa mixare mitologia, psicologia e pedagogia che diventano due ore di grandi risate.

Tre serate nella caverna (il palco è arredato con mobili di pietra come quelli dei cartoni animati della serie The Flinestones) per comprendere l’evoluzione dell’homo sapiens (e, soprattutto, della “donna sapiens” come l’ha definito il critico Mario Luzzatto Fegiz).

In palcoscenico una band e “Caveman” che ci racconta come l’uomo sia nato cacciatore e la donna raccoglitrice; tratti genetici che sono rimasti nell’evoluzione della specie, con l’uomo che ha una focale unica e la donna che spazia ed è “multitasking”.

Colombi ha un approccio un po’ da insegnante. Dialoga, bacchetta, “sveglia” dal torpore, coinvolge la platea con cui improvvisa gag de visu (le luci della sala restano costantemente accese). Il suo “racconto partecipato” (con la band ed il pubblico a fare da spalla e da supporto alla sua verve comica), ricorda il “mito della caverna” di Platone e va più indietro nel tempo, alle origini dell’umanità. Uomini e donne hanno sviluppato – ci dice – il cervello in modo differente. Il cacciatore era silenzioso ed attento al suo unico obiettivo: la preda. La donna cercava, aveva capacità sensoriali, attenzione  a stimoli, odori e colori. Da ciò discendono – ad avviso del narratore – i silenzi dell’uno e la vivacità discorsiva dell’altra; la concentrazione dell’uno su un solo obiettivo, la capacità dell’altra di fare più cose assieme; e ancora la poca voglia dell’uno a fare acquisti e la grande energia dell’altra nello shopping.

Continuando l’analisi teatrale si affrontano i rapporti di coppia ed anche i temi del sesso. Spettacolo di grande coinvolgimenti e divertimento con un artista che ha grandissima padronanza del palco e duttilità (dimostrando anche ottime capacità canore).

Colombi è anche regista di musical di successo come “Peter Pan”, “Rapunzel”, “La regina dei ghiacci”. Nella serata del 31 c’è pure un fuori programma con Federica Buda (vocalist proprio de “La regina dei ghiacci”) che canta un brano, accompagnata dalla band,  che scalda la platea; davvero un grande talento.

Da sottolineare l’adesione del Teatro Sala Umberto all’iniziative simbolica contro il femminicidio, di lasciare una poltrona vuota (occupata da una rosa gialla), per ricordare una delle tante donne uccise dalla follia umana; una poltrona vuota che poteva essere occupata da una donna che oggi non c’è più.

Infine, come un parroco, come l’officiante di un rito, Colombi – all’uscita del teatro  – saluta e stringe le mani dei suoi spettatori, pecorelle smarrite nella vita.

Brunella Brienza

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