Sala Umberto: Dini attualizza Molière. Rilettura sfaccettata de “Il Borghese Gentiluomo”
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(foto di G. Maritati)

“Il Borghese gentiluomo”. La recensione della prima del 19 ottobre.
In scena al teatro Sala Umberto fino al 29 ottobre 2017.

“Il Borghese Gentiluomo” di Filippo Dini (che firma la regia e recita nel ruolo del protagonista, il Signor Jourdain) attualizza personaggi vuoti ed opportunisti. Una corte di sfruttatori attorno a quel borghese che aspira a diventare gentiluomo.

Dini rilegge il capolavoro di Molière pensando pure alle pellicole cinematografiche “La Dolce Vita” di Fellini e “La Grande Bellezza” di Sorrentino.

L’allestimento – che unisce antico e moderno, nell’arredo e nei costumi di scena –  sottolinea la sfaccettatura, la complessità della rilettura di Dini che calca la mano. La farsa è ancor più farsa, i personaggi ancor più veri o falsi allo stesso tempo, come ci fa comprendere la maglietta indossata da Cléonte (Ivan Zerbinati) con il simbolo di Yin e Yang.

Costumi e scene sono curati da Laura Benzi che, in particolare, realizza un abito per Dini, kitsch ed estroso, che caratterizza in pieno il modo di essere del borghese gentiluomo. Da sottolineare anche le musiche del compositore e pianista venezuelano, naturalizzato italiano, Arturo Annecchino, un grande artista che sa raccontare con le 7 note.

Bravi tutti i protagonisti in scena, alcuni in più ruoli:  Orietta Notari (la signora Jourdain), Sara Bertelà (la marchesa Dorimène), Davide Lorino (il conte Dorante), Valeria Angelozzi (Lucile), Ilaria Falini (Nicole),  Roberto Serpi (Covielle, servo di Cléonte), Marco Zanutto (maestro di filosofia). Sanno portare sul palcoscenico un mondo crudele in cui non si salva nessuno. Né la corte di maestri che pensano solo al proprio tornaconto, più che all’apertura culturale e mentale del protagonista. Né i nobili vuoti, assenti, evanescenti. Né i giovani senza alcun progetto di vita. Né la moglie che vuol restare nell’immobilità della propria mediocrità.

Davvero ottima l’interpretazione di Filippo Dini  nei panni di un borghese gentiluomo che -pur restando ignorante, gretto, buffo, eccessivo, debole – mostra segni di vitalità. Vuol progredire, migliorare. È l’unico vivo, con tutti i suoi limiti, in un mondo morto che lo ucciderà, spegnendo così qualsiasi velleità di crescita, di miglioramento.

Commedia in agrodolce con risate e considerazioni amare in un allestimento che rende onore a Moliére. Non lascia l’opera in un’epoca passata e superata ma permette di ridere e riflettere sui tempi moderni.

Brunella Brienza

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