Teatro Brancaccio, avvincente Puccini pop

La regina di ghiaccio. La recensione
In scena al Teatro Brancaccio fino al 26 marzo 2017

La storia di Turandot (a sua volta ispirata ad una fiaba persiana) diventa un musical di alto valore, diretto da Maurizio Colombi. “La regina di ghiaccio. Il musical” ha avvincenti musiche, scenografie ed effetti “cinematografici”. Bravi e talentuosi gli artisti, superlativi i due protagonisti: l’instancabile e coinvolgente Lorella Cuccarini (nel ruolo di Turandot) e il talentuoso Paolo Pignatelli (nel ruolo di Calaf). Tra i vari interpreti anche Paolo Barillari (che ritaglia per se stesso il ruolo di Altoum), che è uno dei coautori delle musiche.

La vicenda dell’opera lirica di Puccini – ambientata in Cina, con la principessa dal cuore gelido che non intende sposarsi ed elimina i pretendenti che non rispondono correttamente agli enigmi che propone  – effettivamente si prestava ad una rilettura in chiave musical.

Le musiche – di Davide Magnabosco, Paolo Barillari e Alex Procacci, con i testi dello stesso Maurizio Colombi e di Giulio Nannini – sono pop, con richiami anche a quelle originali di Puccini (e con una particolarissima rilettura del “Nessun Dorma”).

La narrazione teatrale inizia ai tempi attuali, dove le tre streghe/ancelle della principessa che avevano ghiacciato il cuore della principessa e spento la luce del suo regno, si trovano in un museo contemporaneo dedicato a Puccini ed a quella regina di cui vogliono raccontare la vera storia. Quindi si è catapultati in Cina in una dimensione fantasy.

Atmosfere dark, luci stroboscopiche, effetti laser, il fumo che avvolge la platea… gli spettatori (tra cui molti bambini che così si avvicinano anche all’opera) sono completamente coinvolti da questa principessa che prima esprime freddezza e crudeltà e poi, sotto l’influsso delle streghe, finalmente scioglie il ghiaccio ed apre il suo cuore all’amore, cancellando così le tenebre che avevano coinvolto l’intero regno.

Puccini pop (con il libretto scritto da Giuseppe Adami e Renato Simoni) convince e piace.  Non era impresa facile il passaggio dall’opera al musical; il musical era di cadere nel kitsch. Ma la modernità dell’opera lirica, la sua dimensione “popular” che il musical esalta, l’accurata rivisitazione fantasy (pur non discostandosi dalla trama originaria) la rendono di grande impatto.

Claudio Costantino

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