Osanna 2015, sound e teatralità al Planet Club
osanna 2015

(foto di Paolo Carnelli)

Osanna live a Roma
La recensione del concerto dell’8 maggio 2015 al Planet Club
Apertura: Lisergìa

“Gli Osanna sono ragazzi tormentati fino allo spasimo dal mondo in cui viviamo”. Lo scriveva Vincenzo Buonassisi nella sua presentazione che apparve sulla busta gialla che conteneva il vinile di “Palepoli”, pubblicato nel 1973. Quarantadue anni dopo ci sono venute in mente le parole del compianto Buonassisi (volto popolare della tv del passato per la gastronomia ma con grande sensibilità musicale, soprattutto per la lirica) ascoltando la rilettura dal vivo di Oro Caldo, di Fuje ‘a chiustu paese, che ben si addicono agli Osanna del XXI secolo.

Gli Osanna sono tornati, dopo qualche tempo di assenza sul palco (impegnati in sala di registrazione), con un sestetto, con immagini che scorrono sullo schermo, tra sound e teatralità  (due serate, l’8 e 9 maggio, nei templi del prog, Planet Club a Roma e Club il Giardino a Lugagnano di Sona-Verona) .

L’atmosfera della Sala Gold del Planet Club a Roma è stata ottimale, raccolta, ha dato calore. Certo ha fatto uno strano effetto di contrasto, all’uscita, ascoltare il boom boom boom della discoteca della sala affianco per i giovani  appassionati della dance…

I volti dipinti come alle origini…Si è fatto coinvolgere dall’atmosfera anche il direttore artistico del Planet Guido Bellachioma che ha presentato la band pure lui con il volto come un pellirosse.

Due ore e mezza di musica, proposta sul palco da Lino Vairetti (voce e chitarra acustica), Irvin Vairetti (voce e computer), Pako Capobianco (chitarra elettrica), Gennaro Barba (batteria), Nello D’Anna (basso), Sasà Priore (piano e tastiere).

Lino – in tunica nera davanti e bianca dietro (lo yin yang) - è il solito grande mattatore, vocalità particolare e teatralità;  instancabile, motore propulsivo di un sound corale in cui però c’è spazio per ogni singolo componente. Irvin, in particolare, è cresciuto molto come vocalist, mostra presenza scenica e temperamento (a Roma un po’ sacrificato dalla mancanza delle sue tastiere vintage). Pako non ha l’aspetto del guitar hero; è subentrato in punta di piedi, raccogliendo il testimone di Danilo Rustici, è defiliato per temperamento ma si rivela davvero un ottimo chitarrista, con grande feeling e preparazione.

La band ha presentato, in anteprima, il nuovo disco di inediti in uscita a fine mese, “Palepolitana”. Un doppio album (a cui sta lavorando da qualche anno, per festeggiare degnamente il quarantennale di Palepoli), con dieci nuovi brani e la rilettura del celebre vinile del 1973. I Live di Roma e Verona sono anche le prove generali prima del ritorno in Giappone, il 4 luglio, con un grande concerto nel Club Città a Kawasaki/Tokyo con Corrado Rustici de Il Cervello, Jenny Sorrenti dei Saint Just, Gianni Leone de Il Balletto di Bronzo, David Jackson dei Van Der Graaf Generator.

L’album Palepolitana vuole essere un mix tra Palepoli (ovvero Napoli) e la metropolitana (la cultura underground, la galleria d’arte sotterranea). Gli Osanna restano gli ambasciatori di una Napoli diversa da quella che si racconta sui media; una band che non è “fujuta”, anzi che ha sempre valorizzato la sua “napoletanità”, anche proponendo brani con testi in dialetto, di ieri e di oggi. Ora hanno cantato o accennato  Michellemmà, Funiculì Funiculà, addirittura di ‘O sole mio; alternandoli a brani loro come ‘A Zingara che è, di diritto, un classico della canzone napoletana contemporanea.

La performance è stata un mix di rock, jazz, blues, canzone napoletana. Un caleidoscopio di suoni e colori quasi senza sosta, senza interruzioni tra un brano e l’altro. La curiosità maggiore, naturalmente era per i brani del nuovo album.. In particolare ci hanno colpito la suggestiva e riflessiva Anni di piombo e Palepolitana che potremmo definire Mirror train degli anni Duemila. Il treno rock è sempre in viaggio.

Nei bis l’omaggio a Francesco Di Giacomo ed al Banco con “Non mi rompete”, con una sensibilità che pochi altri hanno.

ROCK LISERGICO – In apertura della serata al Planet Club i Lisergìa, band romana attiva da 15 anni,  che si è presentata sul palco con una formazione rinnovata, per proporre il suo “rock lisergico”. in evidenza le improvvisazioni dei musicist, in particolare la foga del batterista storico Valerio Michetti - alla Bonham per intenderci –. Tra le novità l’avvenente (cosa che non guasta) vocalist Anna; peccato che i brani, che nell’esecuzione sono stati dilatati enormemente, abbiano sacrificato  lo spazio alla voce della cantante.

Gaetano Menna

 

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