“Il visitatore” al Teatro Quirino. Haber e Boni si interrogano sul mistero della vita

Il visitatore. La recensione della prima del 25 novembre 2014
In scena al Teatro Quirino fino al 7 dicembre 2014.

Siamo in casa di Segmund Freud in via Berggasse 19, nella Vienna del 1938. L’Austria è stata annessa di forza alla Germania nazista ed è l’ultimo anno che lo studioso vive nella sua città, costretto poi a rifugiarsi a Londra (dove muore l’anno dopo).

Le origini ebree, le angherie dei nazisti, che gli mettono a soqquadro casa e che lui tacita con somme di denaro; la figlia Anna trattenuta per breve tempo dalla Gestapo: la situazione a Vienna si fa sempre più insostenibile per il padre della psicoanalisi. Questi i fatti reali che fanno da ambientazione a questo suggestivo spettacolo scritto vent’anni fa dal commediografo Eric-Emmanuel Schmitt, nell’accurato allestimento del regista Valerio Binasco.

L’autore immagina, nel momento più difficile per l’anziano ed ammalato psicoanalista, il suo incontro con un particolare visitatore che, sin dalle prime battute, si rivela essere nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza. Ma è veramente Dio? Oppure è un ladro, oppure un pazzo mitomane? Eppure quest’uomo sbucato dal nulla sa cose di Freud, intime, mai rivelate a nessuno e lo studioso vacilla.

Il cuore dello spettacolo sono i dialoghi tra i due protagonisti, che discutono sui massimi sistemi. Con un Dio che è amore e rispetto del libero arbitrio. Un Dio che non chiede all’uomo di inginocchiarsi ma è lui a farlo. Un Dio poveraccio che si aggrappa all’uomo e non il contrario.

Freud dubita, come San Tommaso, vorrebbe una prova inconfutabile. Ma il credo non va dimostrato.

Bravissimi i due protagonisti, Alessandro Haber (Freud) ed Alessio Boni (Dio) che riescono ad avvincere totalmente la platea, in uno spettacolo non facile da rappresentare perché si basa sui dialoghi, sulla forza della parola. A completare il cast, due ottimi comprimari, Nicoletta Robello Bracciforti (la figlia di Freud) e Alessandro Tedeschi (il nazista). La rappresentazione è davvero un trionfo, con il cast ripetutamente chiamato in palcoscenico da applausi calorosi.

Ci sono Freud e Dio che si incontrano, si abbracciano, si accalorano nella dimora devastata dai nazisti, con libri sparsi sul pavimento, mentre dalla finestra vengono gli echi di canti bellici. Parlano della vita, della morte, della luce, della fede. Le grandi domande del misterodella vita

Una commedia commovente, disperata, romantica, tragica.

Claudio Costantino

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