Il teatro noir di De Bei racconta il dramma esistenziale dell’Io

L’uomo della sabbia”. La recensione.
In scena al Teatro della Cometa fino al 30 settembre 2012.

Nel buio stridii, suoni cupi e nebbia: così si presenta la platea del teatro della Cometa prima dello spettacolo, che fa subito piombare gli spettatori nell’atmosfera opprimente e crepuscolare del nuovo atto unico “L’uomo della sabbia”, scritto e diretto da Luca De Bei ed ispirato al racconto omonimo di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann.

De Bei cambia totalmente registro in questo spettacolo. Nei suoi lavori precedenti si è sempre occupato di storie contemporanee di degrado sociale, sfruttamento e precariato. Ora invece affronta una storia ambientata agli inizi dell’800 che è una sorta di favola noir (che non ha, né può avere, lieto fine), ricca di simbolismi e significati filosofici.

Si parla di occhi che schizzano dalle orbite, di cannocchiali per avvicinare alla realtà (che poi tale non è), di donne-automa, per evidenziare il problema dell’Io a distinguere tra reale ed irreale, da cui scaturiscono inquietudini, angosce e pulsioni distruttive.

L’uomo della sabbia – che, nel racconto popolare ai più piccoli, è colui che acceca i bambini che non vogliono andare a letto (l’uomo nero insomma) – trama ed ordisce. Costituisce l’incubo notturno ma simboleggia anche l’impotenza dell’Io, accecato dalla sabbia  che gli impedisce di vedere con chiarezza e quindi di dare significato al vivere.

Buona la prova dei protagonisti Mauro Conte, Riccardo Francia, Fabio Maffei, Giselle Martino in un testo non facile che colpisce per la sua plastica staticità. Il regista ha lavorato molto sulla presentazione in scena, nel gioco di ombre/luci e nebbie. Ogni scena è una sorta di quadro pittorico; lo spettacolo è così una galleria onirica (incubi più che sogni) che coinvolge totalmente i presenti.

La luce che piomba in sala al termine della rappresentazione, fa male agli occhi. Ci si sente come usciti da un tunnel.

Monica Menna

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